Cari amici,
è con piacere che Vi informiamo della apertura di una pagina Web sul sito www.aniag-genova.it sulla quale potete intervenire sottoponendo le Vostre problematiche o le Vostre osservazioni.
Iniziamo con alcune riflessioni del nostro responsabile, Rag. Avanzolini Giovanni, aventi per oggetto “gli accordi a suo tempo sottoscritti tra le Associazioni dei proprietari ed inquilini per la stipula dei contratti concordati, universitari, transitori e gli eventuali aggiornamento dei valori”.
Prima di esprimermi sull’opportunità di rivedere i valori a suo tempo concordati per la stipula di contratti 3+2 universitari e transitori, desidero analizzare con Voi la situazione economica di quella parte di popolazione (circa il 25%) che è costretta a vivere in affitto non potendo permettersi l’acquisto di una casa e tantomeno accedere alle case popolari.
Potrei portarvi indietro agli anni 60, quando si riusciva a vendere un appartamento anche ad una famiglia dove lavorava una sola persona, a volte era un operaio con la moglie casalinga. Oggi in una situazione del genere è facile che la famiglia debba ricorrere all’aiuto della Caritas.
Sempre a quei tempi le famiglie potevano decidere di acquistare la casa oppure scegliere di vivere in affitto conservando i risparmi per necessità future. Questa possibilità è durata fino agli anni 70.
Limitiamoci comunque ad esaminare quello che è successo dall’inizio del 2000, quando è entrato in vigore l’euro al cambio di Lire 1.936,27.
L’ISTAT ci dice che in quasi un quarto di secolo i salari e gli stipendi degli italiani sono diminuiti di qualche punto percentuale, creando notevoli difficoltà sia al ceto medio che a quella fascia di persone costrette a vivere in affitto. Sempre l’ISTAT ci dice che nello stesso periodo i salari e gli stipendi sono aumentati in Spagna, Francia e Germania, rispettivamente, del 18% – 20% e 30% circa. In compenso i costi degli affitti sono da un giorno all’altro raddoppiati come pure i valori degli immobili a fronte di una diminuzione sostanziale del 50%, sia di salari e stipendi che dei risparmi.
Io non credo che alla luce di quanto sopra esposto, sia opportuno procedere a qualsiasi aumento dei valori che oggi applichiamo per la stipula dei contratti concordati, anche se in un’economia liberista come la nostra, è in linea di massima accettabile l’idea di ribaltare sui consumatori finali tutti i costi a monte verificatisi. Questo perché quello che è avvenuto si identifica come “aumenti speculativi” non giustificati da aumenti dei costi.
Credo, in conclusione, che anche i proprietari concordino che gli inquilini non siano in grado di sopportare ulteriori aumenti dei canoni in assenza di aumenti sostanziosi dei salari e degli stipendi.
Già oggi, allo stato attuale, si verificano situazioni che non consentono il rispetto dei termini di pagamento dei canoni definiti in contratto.
Rag. G. Avanzolini